Giulia Iori

Giulia Iori è morta il 18 luglio del 2000 a soli 25 anni per la volontà di un uomo che le ha sparato portandola con sé nella follia della morte. Il suo ricordo non è mai diminuito in tutti i suoi amici, tanti, tantissimi. Ancora oggi, a dieci anni di distanza, molti si chiedono: che senso ha avuto quella morte? Perché un gesto così violento rivolto ad una persona così mite e luminosa? Che cosa resta oggi delle tante cose che Giulia ha fatto e dei tanti semi di bene che Giulia spandeva a piene mani fra persone molto diverse e distanti fra loro?

Mentre ciascuno cerca, con il suo percorso, la sua sensibilità ed i suoi tempi, di dare una propria risposta a queste domande, cresce l’urgenza di far sì che il ricordo che ognuno custodisce di Giulia sia sempre più condiviso fra coloro che l’hanno conosciuta e testimoniato a coloro che ancora non la conoscono. Fare memoria di Giulia significa fare tesoro di ciò che Giulia ha vissuto, le cose per cui si è spesa, i rapporti che ha costruito, lo stile che ha vissuto e trasmesso ad altri. Ricordarla non è rimpiangere nostalgicamente ciò che è stato, ma riprendere in mano il filo del rapporto che ciascuno di noi aveva con lei, le attività intraprese insieme, i sogni che abbiamo insieme coltivato, per capire che cosa oggi ognuno può fare perché il cerchio dell’amore di Giulia continui ad allargarsi e a portare frutto.

Per questo, nel decimo anniversario della sua morte, un piccolo gruppo fra i suoi amici, pensando di interpretare un desiderio vivo in molti, ha avviato, con il consenso e l’attivo contributo dei familiari di Giulia, un percorso per cominciare a condividere i nostri ricordi di Giulia ma anche quei semi che il suo passare ha lasciato in noi e che chiedono di essere coltivati e fatti crescere.

Il concerto dell’8 dicembre costituisce una prima fondamentale tappa per ricordare questa amica speciale e tornare a fare qualcosa di importante insieme con lei!

1975-2000: Giulia per noi

Giulia nasce a …..il 27 Luglio 1975. Prima di tre figli cresce in una bella famiglia le cui radici si dividono fra la Toscana e il Lazio. Fra nonni, zii e genitori troviamo attitudini assai diverse: passione per la poesia e narrativa d’avventura (con Verne e Salgari al primo posto) per il nonno materno Elio, consorte dell’infaticabile nonna Speranza; legame con la terra e incrollabile fede calcistica bianco-celeste eretta a stemma di famiglia per il ramo paterno; concretezza e meticolosità nel lavoro di papà Costante e mamma Rita, entrambi impiegati alle Poste.

Fin da piccola Giulia mostra due caratteristiche peculiari: l’amore per la musica, che si sviluppa con l’apprendimento del pianoforte (digerito con qualche mal di pancia) e la propensione per i giochi e le attività più rudi e spericolate: l’allergia per la gonna e qualsiasi ammennicolo femminile, il taglio di capelli sbarazzino e la spiccata abilità calcistica la rendono celebre tra i ragazzini del quartiere. Di pari passo cresce anche il suo cammino di fede e di partecipazione, sempre più attiva e consapevole, alla vita della Parrocchia del Corpus Domini e alle attività dell’Oratorio Murialdo. E’ qui che spicca il volo la sua poliedrica attività musicale: ben presto Giulia lascia il pianoforte per imbracciare la chitarra, strumento ideale per accompagnare la sua voce chiara, espressiva e molto versatile. La chitarra è la fida compagna di tanti pomeriggi e serate passate in oratorio o con i sempre più numerosi amici che si lasciano coinvolgere dalla sua passione e simpatia; accompagna le celebrazioni liturgiche e le attività dei tanti gruppi di giovani che Giulia frequenta e poi segue, come animatrice, nel corso degli anni. Dopo aver iniziato tanti ragazzi più piccoli alle gioie del canto e della chitarra, Giulia volge le sue energie alla batteria, passione nata (così narra la leggenda) in una noiosa giornata d’estate da un paio di fustini vuoti del dixan accoppiati alla buona con un vecchio coperchio da pentola ed un rudimentale pedale.

Con la maturità prende corpo anche un’altra “follia” di Giulia: il calcio. Insieme con alcune amiche Giulia partecipa ad una delle prime squadre femminili avviate nella zona. Il cerchio degli amici si allarga sempre più seguendo le piste più diverse. La musica è per Giulia una lingua universale, che diverte, dà gioia, scalda e scioglie il ghiaccio: essa è capace di gettare ponti, superare barriere, tessere amicizie. La musica, se ben interpretata e fatta con il cuore, comunica le cose più belle: l’amicizia, la pace, la forza dello stare insieme; può anche parlare di Dio in un modo che non è mai noioso ed è aperto a tutti, non chiuso negli steccati di appartenenze religiose. Giulia non ama molto le lunghe prediche e le discussioni sui massimi sistemi, ma ha una sensibilità profonda e una fede sicura, che l’incontro con alcuni sacerdoti e con la parola di Dio hanno ben nutrito e fortificato. Molte canzoni di Giulia, alcuni suoi scritti e le lettere agli amici danno una testimonianza ulteriore della ricchezza del suo mondo interiore e delle relazioni profonde che sa instaurare con persone vicine e lontane, incontrate nei suoi sempre più frequenti viaggi in su e giù per l’Italia e poi anche all’estero.

La sua giovinezza è segnata dolorosamente dalla perdita del nonno Elio e poi, in modo improvviso, del padre Costante. Giulia non si abbatte, non perde né la fede, né il sorriso. Continua a guardare avanti ed intorno a se’. Cerca la sua strada.

Diplomata con buoni voti in ragioneria, Giulia prova per alcuni mesi a lavorare alle Poste, sulle orme dei genitori. Ma non è quella la vita che fa per lei. Neppure si illude che la musica possa diventare il suo mestiere: la musica aiuta in tante cose, ma non certo a fare soldi, almeno non per Giulia. Dopo un provino la chiamano a fare l’animatrice in un villaggio turistico: la paga è buona e Giulia avrebbe talento da vendere, ma ha paura di metterlo a servizio di un intrattenimento mordi e fuggi, fine a se stesso, in un ambiente che sente lontano da se’ e dai suoi amici più cari.

A Giulia piace usare le mani, non solo per far suonare gli strumenti più diversi, ma anche per fare cose, realizzare e aggiustare oggetti utili e belli. Da dove si comincia? Dalle cose più semplici, naturalmente! Piccoli lavoretti in legno da vendere nelle fiere, lavori di giardinaggio, apprendista imbianchino con la ditta di un caro amico e poi avanti, con lavori sempre più impegnativi e specializzati. Giulia davvero non ha paura di fare fatica, non teme di sporcarsi le mani …. in tutti i sensi. Così come già la musica, adesso il lavoro diventa occasione per costruire relazioni.

C’è tanta gente che ha bisogno di una parola, di una vicinanza e Giulia non si tira indietro: sente di dover essere presente, di non potersi ritirare nel suo guscio, ignorando le difficoltà e i bisogni altrui, soprattutto delle persone più in difficoltà, quelli che la gente lascia ai margini. E’ così che inizia l’ultima avventura di Giulia, in una cooperativa che lavora per il reinserimento lavorativo e sociale di persone disagiate ed ex-detenuti. Giulia, come sempre, si getta anima e corpo non solo sul lavoro, ma nei rapporti con le persone: diventa punto di riferimento, dona stimoli e fiducia a chi li aveva perduti.

Non tutti capiscono la sua gratuità, la sua generosità, la fonte della sua gioia. La libertà che dona agli altri, mettendoli a proprio agio, è la stessa libertà che chiede anche per se’, libertà di donarsi fuori dagli schemi, in modo profondo ma non esclusivo, aperto, senza confini. Giulia è bella, Giulia è buona: c’è chi la vuole tutta per se’, e, non potendola avere, decide, in un gesto di follia, di spezzare la sua vita con la propria.

In questo modo Giulia ci è stata tolta: tutti noi ricordiamo esattamente il momento in cui abbiamo ricevuto la notizia di quanto era accaduto. Ricordiamo dove eravamo, le parole che abbiamo udito, come abbiamo appreso la notizia, cosa abbiamo detto, pensato, sentito. Ricordiamo i funerali, ricordiamo il dolore condiviso, lacerante, lo sconcerto di tante, tante persone che l’avevano conosciuta ed amata ed erano lì, insieme, in silenzio, piene di rabbia e sgomento.

Dieci anni non cancellano questo dolore, anzi, lo rendono ancora più sordo. Ma dieci anni sono un tempo sufficiente per raccogliere le forze e ricucire il filo della nostra storia con Giulia. Un tempo per ricordare, ma anche un tempo per rimboccarsi le maniche e mettersi in gioco.

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